Corriere della Sera review for Red Princess

Paolo Valentino
18th March 2007

 

PROTAGONISTI La biografia di Sofka Dolgorouki raccontata dalla nipote: passioni politiche e avventure amorose
L’ amica degli zar che scelse la rivoluzione Dall’ esilio al Lager e alla causa comunista Era nata nobile e ricchissima. Mor? comunista e quasi povera. Entr? nel secolo breve, come si entra in un uragano. La forza devastante del Novecento le si rovesci? addosso a ondate successive: la rivoluzione russa e due guerre mondiali, l’ esilio, il lager nazista, la militanza scrupolosamente spiata dai servizi segreti britannici. Lei sopravvisse a tutto, divorando il suo tempo, mescolando tragedia e commedia, imponendo senza proclami la modernit? ante litteram di una donna ribelle, indipendente e libera. La principessa Sofka Dolgorouki ebbe tre grandi passioni nella sua vita: la letteratura, il comunismo e il sesso. E non necessariamente in quest’ ordine di priorit?. Ma queste furono il sale di una vicenda personale, coraggiosa e controversa. Dove lo scandalo degli ?oltre cento amanti? che si vantava di aver avuto, il rifiuto di farsi inchiodare da vincoli e responsabilit? familiari o il rischio mortale affrontato per salvare la vita a un gruppo di ebrei durante l’ Olocausto, sono solo alcune delle tessere di un mosaico mai banale. Quando venne al mondo, nel 1907 a San Pietroburgo, l’ aristocrazia imperiale celebr? in lei la pi? giovane discendente del principe Yuri Dolgorouki, il fondatore di Mosca e, per il ramo materno, di Caterina la Grande. La corte di Nicola II, gi? minata dalla sinistra influenza di Rasputin, viveva ignara gli ultimi sfarzi prima della rovina. La piccola Sofka fu compagna di giochi dello Zarevich. Sua nonna paterna, la contessa Olga Shuvaloff, era infatti dame d’ honneur di Marie, mamma dello Zar Nicola e quindi ?Imperatrice madre di tutte le Russie?. Fu con Olga e Marie, mentre lo zarevich seguiva il tragico destino della famiglia nella casa Epatev, che nell’ aprile 1919 la piccola Sofka si imbarc? a Yalta su un incrociatore della marina britannica, cominciando la lunga diaspora dell’ esilio. Quando si spense, nel 1994, in un modesto cottage di campagna sulla costa della Cornovaglia, Sofka, ora vedova Skipwith dal nome del suo secondo marito, era una signora di 86 anni, provata e senza agi economici, ma sempre piena di classe e charme. Ancora aggrappata al mito redentore del socialismo sovietico e per questo cordialmente odiata dagli ex parenti e dall’ emigrazione aristocratica russa, che mai le perdonarono n? il suo tradimento, n? la sua promiscuit?. ? grazie a sua nipote, anche lei Sofka, Sofka Zinovieff, se questa straordinaria biografia del Novecento viene ora raccontata in un bel libro, appena uscito in Inghilterra per Granta. In Red Princess: a revolutionary life, l’ autrice ripercorre l’ intero cammino della nonna, dalla Neva alla Manica, passando per la Crimea, l’ Inghilterra, la Francia, tornando poi sui suoi passi per seguire tutte le ?brusche svolte? che ne segnarono la vita. Per scriverlo, ? andata a parlare con tutti i sopravvissuti: i suoi Zinovieff, famiglia del primo marito di Sofka, gli ex amanti, la compagna ed eterna amica del campo di concentramento, qualche sua coetanea delle famiglie al servizio dei Dolgorouki. Ha avuto accesso ai file del MI5, l’ intelligence di Sua Maest?, che a Sofka dedic? un fitto dossier: ?Donna intelligente, coraggiosa e vivace, inestimabile acquisto per il Partito comunista: da controllare?. E ancora: ?Poco affidabile, il suo grande appetito sessuale l’ ha portava ad avere molte relazioni?. Ma, soprattutto, ha finalmente aperto e letto dopo molto tempo il volume rilegato in pelle, che la nonna le aveva dato quando aveva 16 anni e che lei aveva riposto in un cassetto. ?Era il suo diario del campo di concentramento di Vittel, dove fu internata dai nazisti nel 1940 – spiega Zinovieff -, per me fu una rivelazione: l’ avevo conosciuta solo come una vecchia signora, ero la sua nipote preferita, mi inondava sempre di libri, specie libri sull’ Olocausto. Ma ? stato elettrizzante conoscerla da giovane, trasgressiva e insofferente: ha sempre vissuto come sentiva e non come voleva il codice dell’ epoca?. I geni della trasgressione, d’ altronde, Sofka li aveva ereditati dai genitori. Dalla madre, la contessa Sophy Bobrinsky, un’ altra donna ribelle che mai si occup? della figlia, rifiut? l’ etichetta di corte, divenne un celebre medico, ottenne il brevetto di pilota da combattimento nell’ aviazione zarista, spos? in seconde nozze un principe omosessuale, che dall’ esilio londinese and? personalmente a riprendersi, rischiando la vita, nella prigione bolscevica di Mosca dov’ era stato rinchiuso, lavor? come tassista e segretaria a Parigi, divent? schiava di oppio e morfina, per suicidarsi a 57 anni. O dal padre, il principe Petya Dolgorouki, che quando Sofka aveva 5 anni abbandon? moglie e figlia per scappare con Anna Michaelovna, una cantante gitana. Difficile voltare le spalle a un DNA del genere. Anche Sofka, donna di grande bellezza, si spos? due volte, con Leo Zinovieff e poi con Grey Skipwith. Ebbe tre figli, due dal primo, uno dal secondo, dei quali non volle e non ebbe mai il tempo di curarsi. Un esempio per tutti, nell’ estate del 1939, pochi giorni dopo la nascita di Patrick, il suo terzo, Sofka part? per tre mesi al seguito di una compagnia di cosacchi, in tourn?e in Gran Bretagna, per i quali lavorava da interprete. Il bambino fu dato alle cure della moglie del lattaio di Dean Cottage, il villaggio alla periferia di Londra dove viveva. Consumava amanti senza sosta, distinzione di classe e ceto: l’ aristocratico e il postino, l’ attore e l’ idraulico, il cosacco del circo e lo scrittore famoso. Con qualche concessione bisessuale, nella lunga lista dei suoi ?one night stand? c’ ? con certezza almeno una donna. ?Puoi avere tutti gli amanti che vuoi, ma mai pi? di uno alla volta?, avrebbe consigliato alla nipote. ?In fondo – dice ironica quest’ ultima – Sofka stava solo seguendo il suo scandaloso destino genealogico?. A Londra fu assistente personale di Lawrence Olivier all’ Old Vic, diventandone collaboratrice indispensabile e grande amica. Nel suo minuscolo appartamento, dove centinaia di libri giacevano dappertutto, organizzava saloni letterari nei quali anche Peggy Ashcroft e John Gielgud erano di casa. Feste a base di vodka (portata dagli altri) e borsch (cucinato da lei) con tanti amici, dotte conversazioni, sesso, letture infinite, questo era il mondo londinese di Sofka negli anni Trenta. La svolta della sua vita, quella che le avrebbe tagliato i ponti col suo vecchio mondo, fu l’ incontro col comunismo. Una conversione, dove l’ esperienza del lager ebbe un ruolo decisivo. Si era trasferita a Parigi con Grey, nel settembre 1939. Fu l? che la guerra la colse. Gli occupanti nazisti la deportarono a Vittel, dove conobbe un gruppo di ebrei polacchi, ultimi superstiti del ghetto di Varsavia e ascolt? i loro racconti d’ orrore. Riusc? a salvarne alcuni. Ma quando vide tutti gli altri salire sul treno per Auschwitz, raccont?, il comunismo le apparve come l’ unica possibilit? di giustizia. Cos?, tornata dopo la guerra in Inghilterra, si iscrisse al partito. ?Compagna Sofka, la nostra principessa comunista?, la presentavano alle riunioni. Negli Anni Cinquanta fece la guida turistica per Progressive Tours, un’ agenzia di viaggi comunista low cost per i lavoratori. Destinazioni preferite, l’ Est europeo e soprattutto la Russia. Torn? infinite volte nella sua citt? natale, nel frattempo diventata Leningrado, 62 ore di viaggio in treno da Londra. Il punto culminante del tour era quando, visitando con l’ Intourist l’ ex Palazzo Bobrinsky, ora sede del Dipartimento di geografia dell’ Universit?, Sofka diceva ai suoi compagni di viaggio: ?Questa era la casa dei miei nonni, dove ho giocato da bambina. Ma ? stato giusto che sia stata tolta alla mia famiglia ed ? molto meglio che appartenga alla nazione, per essere usata nell’ educazione dei giovani?. Sarebbe venuto anche il tempo della disillusione e dello scetticismo, l’ insostenibile scoperta dei crimini di Stalin nel 1956, la progressiva convinzione che ?con le bugie, non si difende l’ Urss?. Anche se rinnov? la tessera fino alla fine. Qualche anno dopo la sua morte, lo Yad Vaschem, il memoriale dell’ Olocausto di Gerusalemme, scrisse il suo nome nella lista dei giusti, per quello che aveva fatto a Vittel in favore degli ebrei. La medaglia d’ oro, chiusa in un cofanetto di legno d’ ulivo, venne consegnata proprio a Sofka Zinovieff, la nipote biografa.

 

“L’ autrice Una storia appresa in famiglia Sofka Zinovieff, autrice di ?Red Princess – A revolutionary life? (Granta, pp. 346, ? 16.99), dedicato alla vita della nonna, ? nata in Inghilterra in una famiglia di origine russa. Ora vive in Grecia”